Dentro la Rocca di San Felice

Riportiamo integralmente l’articolo del nostro concittadino Alberto Setti, giornalista, pubblicato sulla Gazzetta di Modena il 17/07/2012.

San Felice. Viaggio con gli esperti nel cantiere all’interno del castello simbolo della ricostruzione. Malte nelle crepe e tiranti di acciaio: «Il rischio crollo è stato fermato. Adesso servirà un appalto»

SAN FELICE. I sotterranei come bombardati, con gli affreschi a parete aperti dalle crepe. La storica sala di Giulio II che ospitò il Papa spaccata a metà, con un tetto a volto dello spessore di almeno un metro staccato dal muro, laddove la canna fumaria dell’imponente camino non ha resistito. E poi, più sopra, le stanze dei musei con le teche rovesciate, e i rottami che impediscono l’apertura della porta. Fuori, all’esterno, i muri larghi 160 centimetri della rocca sono spostati. Come se il muro portante sul lato est avesse assecondato il cedimento delle fondamenta e si fosse trascinato dietro, verso il basso, la metà della torre-simbolo di San Felice: 32 metri di mura antiche che da nove secoli dominano imponenti il territorio. La torre del castello oggi si presenta così. Un mese fa il Comune aveva consultato gli artificieri, per farla cadere in modo controllato: «Altrimenti avrebbe sparato le pietre a duecento metri di distanza, rischiava di essere un’ecatombe», dicono a denti stretti in municipio.

Ma il Comune ha fatto una scommessa: provare a salvare la Rocca, il simbolo e l’orgoglio della sanfelicianità. E per vincere la scommessa ha deliberato un affidamento diretto da 200mila euro ad una ditta di specialisti, la Tondin srl di Gazzo (Padova).

«Sono cinquant’anni che facciamo questo lavoro – spiega il titolare, Tiziano Tondin – ci siamo ad esempio occupati della sicurezza del campanile di San Marco a Venezia e del consolidamento del palazzo della Loggia di Brescia».

«Noi qui ci stiamo occupando di un incremento della resistenza strutturale del mastio, perché questo era l’impegno che ci eravamo presi. Una scommessa, in quanto eravamo sicuri del nostro lavoro, ma a San Felice c’era un’incognita non prevedibile, il pericolo di nuove scosse. Oggi quella scommessa mi sembra vinta, nel senso che lavorando anche con squadre di 8 uomini siamo riusciti ad effettuare una prima parte di questo lavoro».

A spiegare le dinamiche del cantiere l’ingegner Daniele Castellazzi, capo ufficio tecnico del Comune, che anche ieri ha effettuato un sopralluogo, assieme all’assessore alla comunicazione, Massimo Bondioli.

«Abbiamo allestito – spiega Castellazzi – uno strumento acustico all’ingresso della rocca, in grado di segnalare i terremoti. L’anticipazione è di un secondo ogni otto chilometri dall’epicentro. Considerando che le oscillazioni della torre potevano richiedere prima di un collasso una ventina di secondi, è stato uno strumento in più per affrontare il cantiere con qualche minima garanzia di sicurezza».

La ditta Tondin poi ha “imbragato” la parte superiore del mastio con una rete che, in caso di caduta di pietre, le avrebbe contenute, evitando che finissero addosso agli operai che lavoravano all’esterno.

In cosa sono consistite le operazioni di consolidamento?

La risposta, assieme a Castellazzi e a Tondin, la fornisce l’ingegnere ferrarese che ha seguito i lavori, Michele Fergnani: «Abbiamo anzitutto stuccato da un lato le fessurazioni con poliuretano e calce, materiale da asportare poi con facilità. Poi, dall’altro lato, utilizzando delle cannule per le iniezioni in profondità, abbiamo riempito le fessurazioni con una malta di calce e pozzolana prodotta dalla ditta tedesca Basf, una malta assimilabile per composizione a quella che venne probabilmente utilizzata nella costruzione della torre».

Lo scopo era ricompattare i muri, per resistere alla pressione, con un materiale coerente con quello che si intende salvare: «I muri – spiega Castellazzi – hanno uno spessore di un metro e 60. Guardando le fratture e i varchi che si sono aperti, ne abbiamo dedotto che venissero costruiti due muri di una o due teste e all’interno, invece di utilizzare materiali di riempimento, altri muri di mattoni. Questo ha conferito grande compattezza all’edificio».

Una compattezza smarrita che ora si cerca di recuperare, “legando” la struttura con dei cavi di acciaio lunghi quanto il lato dei muri. «Pratichiamo fori di 6 centimetri di diametro con delle carotatrici – prosegue Fergnani – da una parte all’altra, poi ci infiliamo dei cavi di acciaio di 15 millimetri. Ne abbiamo messi finora anche 6 per lato, in modo da creare una specie di rete interna al muro, per resistere alla trazione». Il lavori si concluderanno tra un paio di settimane. Poi il Comune dovrà appaltare la ristrutturazione di tutta la Rocca. «Noi abbiamo solo creato i presupposti per quel lavoro – prosegue Fergnani – aumentandone la resistenza, con un intervento poco invasivo. E soprattutto si tratta di opere provvisionali che non sono a perdere, ma saranno funzionali ai lavori da effettuare poi».

Cosa servirà per salvare tutta la Rocca?

«Infittire questa rete di “tiranti” interna ai muri, aumentandoli di almeno 5 o 6 volte. All’interno resta il problema dei danni ai soffitti, specie nella sala Giulio II. Li abbiamo già intercettati con i tiranti, ma questa sicurezza andrà incrementata. La parte superiore ha resistito, proprio perché nei precedenti restauri erano state inserite le catene e i pavimenti non erano così pesanti».

E le altre torri? Si sono sbriciolate per quei cordoli di cemento che dovevano invece metterle in sicurezza?

«Diciamo che è stato come appoggiarle su del sapone. Il movimento orizzontale non l’hanno retto. Serviranno anche acciai in diagonale».

Intanto un primo risultato è conseguito: la protezione civile di Trento, con i suoi strumenti sofisticati, ha certificato che dopo l’inizio dell’intervento non si sono registrati micromovimenti della torre. Ma la scommessa è ancora lunga, perché l’incognita di cui parla Tondin – il terremoto – c’è ancora.

ph. Gino Esposito (Gazzetta di Modena)

Guarda il video: dentro la Rocca

Reportage. Viaggio dentro la Rocca/1

Reportage.Viaggio dentro la Rocca/2

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