Buone notizie dalle imprese sanfeliciane

Aggiornamento di dicembre 2012
Italfrutta ricostruisce lo stabilimento.
Il presidente Francesco Budri: “Entro giugno saremo completamente operativi”
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E dopo International Paper e Fonderia Scacchetti, ecco un’altra buona notizia per le imprese sanfeliciane dallo storico Molino Ariani.

Leggi l’articolo di Gianluca Pedrazzi sulla Gazzetta di Modena e guarda la fotogallery.

SAN FELICE. Non si era mai fermato. Da quando le sue pale andavano con la corrente d’acqua del canale che dopo centocinquanta anni è ancora lì. A due passi dai trentatremetri del silos in cemento armato che con la Rocca è il piccolo-grande skyline di San Felice e della sua gente. Quella gente che a maggio e a giugno alzandosi e guardando la luce di un nuovo giorno di speranza puntava subito al molino. Era ferito il gigante costruito nel 1967 e capace di stoccare trentamila quintali di grano. Una “sentinella” dell’industriosa Bassa, della laboriosità e della tenacia dei sanfeliciani e di una famiglia, quella oggi guidata da Mario Ariani, alla terza generazione (nel 1860 iniziò l’attività, passata attraverso il bisnonno Mario e il padre Ferdinando) e il cui testimone un giorno sarà nelle mani delle figlie Anna (già impegnata con successo full time nell’azienda) e Alessandra. Attorno al gigante del grano, c’erano solo o quasi macerie. Magazzini distrutti, la buca di scarico del grano danneggiata, un enorme capannone in piedi ma ferito. «Due giorni dopo la scossa del 29 eravamo già al lavoro. Con la disperazione nel cuore ma la volontà di rialzarci e ripartire – racconta Mario, con accanto Anna preziosa spalla operativa in questi quattro mesi e mezzo di ricostruzione e rinascita di quello che è uno dei molini più importanti dell’Emilia- I danni? Oltre tre milioni di euro e soprattutto l’attività paralizzata». Per un’azienda (con 14 dipendenti) che ritira il grano e lo trasforma in farina per panificazione, servendo da Nord a Sud oltre trecento clienti del Belpaese, una capacità di stoccaggio di 150mila quintali, ricavi per oltre 11 milioni di euro, che macina 1300 quintali al giorno e ha macchinari che in un’ora arrivano a confezionare 900 sacchi di farina poteva essere l’ultima pagina di una lunga storia. «Invece, abbiamo già ripreso a pieno ritmo l’attività, che comunque non era mai cessata perché avevamo esternalizzato, in altre aziende, gli impianti di confezionamento della farina. Abbiamo consolidato la struttura del silos più grande (gli altri non erano stati danneggiati) con materiale all’avanguardia, come cerchiature in fibra di carbonio e raddoppio dei pilastri. Interventi con la consulenza della facoltà di ingegneria di Bologna. Nella parte del vecchio molino realizzeremo tre nuovi silos, altri depositi che saranno tutti robotizzati. Stiamo ammodernando tutto l’impianto produttivo per insaccare e i magazzini di quella che sarà la logistica. L’intera area che delimita l’azienda sarà rivista e più in sintonia con strada e zona circostante. Un investimento superiore ai tre milioni persi nel terremoto e che sarà completato già a metà del prossimo anno». Perchè la ferita del terremoto non fermerà le “pale” del molino che, più forte di prima, si prepara alla quarta generazione.

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