Stanotte ho fatto un sogno (dal diario di her.etico del 7 novembre)

Stanotte ho fatto un sogno.

L’alba. Il sole sale pianino pianino.
Sono in auto e, siccome i miei vetri sono sporchi e io sono allergico agli occhiali da sole, tutta questa luce non mi permette di vedere la strada. Mi devo fermare.
Quando riesco finalmente a riaprire gli occhi mi appare una strana visione.
Insieme al sole sta sorgendo uno strano edificio.
Posso intravederne i tetti.
Sono ferma sul ciglio della strada. Altre auto si sono fermate dietro di me. Scendo dall’auto. Per vedere meglio.
L’edificio continua lentamente a sorgere insieme al sole.
Non capisco se faccia parte del sole o della terra.
Ma ecco che ad un certo punto si staccano. Si dividono sole e terra.
Il sole se ne va a in alto. Ad occupare il suo solito posto.
L’edificio rimane a terra. Nostro.

Siamo a decine sulla strada. Senza pronunciare una parola ci incamminiamo, ancora increduli, verso quella che sembra essere un’illusione ottica.
Qualcuno ha paura.
Parlano gli occhi.
Qualcuno non crede.
Parla la fronte.
Qualcuno non vuole.
Parlano le gambe.
Qualcuno aspettava.
Parla il sorriso.

Lo strano edificio è vicino. Tanto vicino che basta un salto per raggiungerlo. Un salto molto alto. Ma un solo salto.

Entro solo attraversando una porta che non è una porta perchè anche da chiusa rimane sempre aperta.
Trovo un grande atrio ad accogliermi.
E colori.
Colori e disegni e scritte e frammenti di colori e frammenti di disegni e frammenti di scritte.
Un ordinatissimo caos colorato riempie i muri. Li riempie in maniera cosi armonica e disordinata che se anche ci fossero migliaia di crepe nessuno potrebbe vederle.
Mimetizzate.

La prima stanza senza porte che incontro è una grande biblioteca. Piena di luce.
Non ho mai visto tanti muri coperti da tanti libri.
Ci sono talmente tanti libri che non esiste più un rettangolino di muro.
Ce ne sono talmente tanti che se anche ci fossero migliaia di crepe nessuno potrebbe vederle. Nascoste.
Sul pavimento materassoni morbidoni e divani accoglienti. E tavole.
Tavole per leggere. Per studiare. Per scrivere. Per parlare. Per nutrirsi di parole e di sorrisi.

La seconda stanza senza porte che incontro è un pub. Un bellissimo pub con le luci leggermente soffuse.
La musica che mi accoglie è semplicemente una musica.
Il barman è semplicemente un ragazzo barman.
Al centro del pub una piccola pista. Al centro della pista un epicentro. L’epicentro dell’edificio.
Dove si balla di più. Dove si ama di più.

La terza stanza senza porte è anche l’ultima. Perchè tre è il numero perfetto. Perchè non c’è il due senza il tre.
La terza stanza è un terremoto di stanza.
Sui muri murales che rappresentano antichi castelli diroccati dalle cui crepe escono strumenti musicali.
Sul pavimento enormi piedi disegnati.
Piedi che saltano e ritornano in piedi.
Strumenti e spartiti musicali sparsi ovunque. Angolini per l’ascolto. Un palcoscenico a sinistra.
A destra della grande stanza c’è una piccola stanza che sembra una scatola.
I muri della piccola stanza sono ricoperti dai contenitori delle uova.
Al centro della piccola stanza una batteria. A destra della batteria una chitarra. A sinistra della batteria una tastiera e un basso. Davanti alla batteria una chitarra e una voce.

Ed è proprio in quella piccola stanza che tutto si anima. Non sono più solo.
Sento una canzone che mi piace da morire e non riesco più a stare fermo. Nessuno riesce a stare fermo. E tutti saltano e ballano. E c’è tantissima energia che invade tutto l’edificio uscito dal sole e dalla terra. Energia così potente e solare che anche se venisse un terremoto nessuno se ne accorgerebbe.
Questo post è dedicato ai ragazzi di Sanfe e ai ragazzi dell’ISIA di Faenza (Istituto Superiore Industrie Artistiche) che hanno visitato con interesse il nostro paese e ora hanno il compito di… ripensarlo.
Grazie a Valentina e Giovanni.
her.etico

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http://her-etico.blogspot.it | Cristiana Cesari, stilista e web writer

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