Tutto a posto

Stasera pubblichiamo “Tutto a posto“, scritto ad un anno dalla prima violenta scossa.

her.etico, Grazie.

lunedì 20 maggio 2013

Tutto a posto

“Mamma, domani mattina alle quattro è il compleanno del terremoto?”
Piccola Celeste

Si.
Pensate all’immenso significato di questa “piccola” frase.
E’ passato. 
Ogni evento che si commemora è passato. 
E se un bambino pensa a questo giorno come ad un compleanno, significa che lo ha messo tra i ricordi.
Mi sono addormentata con queste parole che nuotavano nei miei pensieri ieri sera.
Parole dolcissime e spontanee.
E’ passato.
Abbiamo “festeggiato” ed è passato. Per sempre.
Ora basta.
E non importa quello che c’è o che non c’è.
Non importa se al posto di un teatro c’è una tenda.
Machissenefrega…
C’è spazio e c’è un palco.
Non importa se ciò che vedi non rientra proprio nei canoni architettonici classici.
Machissenefrega…
E’ solamente diverso. E’ cambiato.
Come è cambiato un pezzettino del nostro esistere.
Ma non è nulla di irrisolvibile.
E’ passato.

Non mi piacciono le ricorrenze in generale e le feste comandate. Non mi piacciono le formalità e sono allergica alle ipocrisie. Quelle piccole, quotidiane, dettate da un dover essere o da un dover far vedere.
Ora più che mai.
Ma mi piace la musica. Farei parlare sempre lei in certe occasioni. C’è stato un bel concerto ieri sera.
E’ passato.

Ogni evento ha un compleanno. Che sia brutto o che sia bello.
Ci sono compleanni di gioia e compleanni di dolore.
Ci sono “terremoti” di ogni genere.
A volte irrisolvibili.
Il problema grande non è quando mancano le cose, ma quando mancano le PERSONE.
Che possono risolvere, costruire le cose, ideare le idee, sognare le meraviglie.
Ce le abbiamo le PERSONE? Voglio rispondere SI.

Io penso che siamo un mondo fragile. Sempre più fragile.
Abitato da una fragile umanità che cerca di evitare i “terremoti” come la peste. Che si illude di controllare il caos. Ma non sempre è possibile, nonostante qualcuno ci metta tutta la buona volontà e la costante attenzione. Non è mai stato possibile.
Perché i “terremoti” fanno parte della vita e vanno affrontati di petto.
E nel petto che cosa abbiamo?

Abbiamo un “oggetto” spesso dimenticato
o stretto da un filo spinato
o congelato
o snobbato
o calpestato
o sprecato…
A volte ci si ricorda di lui solo quando sanguina.
Per il resto è tutto un MIO
un IO
un MIO DIO.
Si, perché c’è anche chi si crogiola nei problemi. Forse se ne serve per deviare i pensieri da altro. Troppo suo.
Forse se ne serve per dare un senso alla pigrizia. Tempo buttato.

E’ passato.
Con questo post si chiude un capitolo.
Con questo compleanno ho aperto un libro.
Puoi prenderti un po’ di tempo per aspettare te stesso, ma non perdere tempo ad aspettare.
Io penso che una buona fetta del pensiero di un essere che si considera VIVENTE, debba essere seguito da azioni concrete o sviluppo della conoscenza. Il pensiero forte è energia e prima o poi diventa azione o comprensione. O almeno condivisione proiettata a stimolare azione e comprensione.
Altrimenti è semplice logorio cerebrale.

L’etichetta “Moto di terra” termina qui.

Per il resto: Tutto a posto. 

Un incredibilmente sportivo in ogni senso
her.etico

Fin dall’infanzia ho sempre pensato: L’unica cosa che non mi fa paura è la morte perché tanto quando sei morto non senti più niente.
Ora penso: L’unica cosa che mi fa paura è la morte perché è davvero l’unico “terremoto” a cui non c’è soluzione. E perchè quando sei morto non senti più niente.
(Mi consola solamente il fatto che siano morti insieme. Erano talmente belli…..)

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