Speciale Gazzetta di Modena: Il silenzio per onorare le vittime del terremoto

dal sito della Gazzetta di Modena 

29 maggio: un anno dopo/Il silenzio per onorare le vittime del terremoto – SPECIALE GAZZETTA–  DOSSIER – I VIDEO

Alle 9 tutta la provincia si ferma per commemorare i 20 morti della più grande catastrofe modenese Fiaccolata a Cavezzo, le testimonianze a Medolla e a San Possidonio risuonano le campane salvate

di Francesco Dondi

Paolo Siclari (37 anni), Biagio Santucci (24), Matteo Serra (40) e Giordano Visconti (33) muiono all’Haemotronic di Medolla. A Mirandola perdono la vita Mauro Mantovani (64) titolare dell’Aries, alla Bbg di San Giacomo restano intrappolati il titolare Enea Grilli (66) e gli operai Eddi Borghi (40) e Vincenzo Iacono (39). Lacrime anche per il cinese Hou Hongli (33), scomparso nel crollo della casa. A Cavezzo si piangono Daniela Salvioli (44) del mobilificio Malavasi, Iva Vanna Contini (54) travolta dal crollo dell’ex Oece ed Enzo Borghi (72) centrato da un pezzo di cornicione. Alla Meta di San Felice addio all’ingegnere Gianni Bignardi (55) e gli operai Mohamad Azarg (46), di origine marocchina e residente a Finale e l’indiano Kumar Pawan (31). A Concordia, Sergio Cobellini (68) viene colpito da una tegola in via Della Pace. Rovereto, invece, rimane senza il parroco don Ivan Martini (65) sorpreso in chiesa mentre cerca di salvare una statua della Madonna. E ancora nei giorni successivi i lutti colpiscono le famiglie della cavezzese Liviana Latini (65), della 102enne sanfeliciana Nevina Balboni e della 38enne finalese in dolce attesa Martina Aldi. Ecco le vittime del terremoto, di quel maledetto 29 maggio 2012, che ha segnato il futuro dei paesi nella Bassa.

Un anno dopo ogni comunità si radunerà per ricordare e commemorare. Non ci saranno feste, qui non c’è nulla da festeggiare. Ma per un giorno almeno i problemi legati alla lenta ricostruzione, agli intoppi burocratici, alle difficoltà economiche finiranno in secondo piano per rendere omaggio a quelli che non ce l’hanno fatta e che hanno lasciato un vuoto immenso non solo nelle famiglie, ma anche tra i compaesani, ancora intimoriti dalla terra che trema.

Erano le 9 quando la Bassa ripiombò nell’incubo peggiore. Una scossa di magnitudo 5,8 sventrò il cuore e l’anima di un lembo di provincia già ferito. E ancora altri due boati violentissimi alle 12,55 e alle 13 con intensità 5,3 e 5,2. E se il 20 maggio molti paesi vennero soltanto lambiti, quella mattina crolli, macerie, fumo, lacrime, sirene e vittime travolsero una popolazione che pensava di aver superato i momenti più tragici e già sognava di ripartire e ricostruire. La gente fuggi dalle case, dalle fabbriche e dagli uffici. Le case di riposo vennero evacuate, gli ospedali definitivamente chiusi. L’apocalisse sembrava essere scesa nel cuore dell’Emilia che si arrangia, ma nessuno aveva ancora chiaro ciò che sarebbe venuto da lì a poche ore: oltre 15mila sfollati nei campi della protezione civile, centinaia di feriti, migliaia di abitazioni inagibili, centri storici chiusi per mesi, un’economia messa in ginocchio, il timore di un’ecatombe per le difficoltà a rifornire tutti i dializzati d’Italia. I soccorsi confluirono sulla Bassa, la passione dei volontari resta una delle poche immagini felici, ma il resto sono soltanto fumo, paura, distruzione. Ci si arrangiò con una forza adrenalinica, scavando con le mani tra le macerie, disinteressandosi di quella bomba ecologica che fa rima con amianto di cui i tetti dei capannoni erano ancora pieni, dormendo nelle auto, in tenda, nei giardini, ritrovando quel senso di socialità compassionevole e comunitaria a cui non eravamo più abituati. La proporzione del cataclisma sarebbe arrivato soltanto qualche giorno dopo, quando lo choc iniziale venne sostituito dal timore di non riuscire a riprendersi mai più.

Ognuno ha una storia da ricordare, ogni singolo cittadino sarà custode della memoria personale e collettiva. Ricordi che emergeranno oggi pomeriggio a Medolla quando, alle 18, in piazza del Popolo, i cittadini si ritroveranno per non dimenticare la tragedia. Oppure come a Cavezzo dove, alle 20,45, partirà una fiaccolata (diretta streaming sul nostro sito) di commemorazione. In contemporanea Medolla inaugurerà la nuova chiesa e Novi proporrà, alle 22, in corso Matteotti “Oggi, domani, un anno dopo” con proiezioni di foto e video. E mentre Mirandola ha messo in campo una serie di eventi che partiranno fin dalla mattinata delle scuole e si concluderanno alle 18,30 con una messa di ringraziamento per i volontari presieduta dal vescovo Lanfranchi, Soliera alle 21, al Cinema Teatro Italia, presenterà il trailer del film-documentario di Federico Baracchi e Roberto Zampa “La città della scuola”. A San Possidonio, alle 19,30, il ricordo di sindaco e parroco mentre nel piazzale antistante la chiesa torneranno a suonare le campane originali, recuperate dal campanile crollato sulla chiesa.

29 maggio 2013
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